Il Galles: un castello, dei giardini, e finalmente il mare.

Ieri mattina siamo stati insolitamente svegliati da raggi del sole che s’insinuavano tra le tapparelle. È sempre piacevole quando riesci a vedere il colore azzurro del cielo durante l’inverno inglese, e ancora più piacevole quando succede nel weekend in cui hai programmato un viaggetto. Questa per noi era la volta di Cardiff.

A dir il vero, nonostante fossimo già a Cardiff in mattinata, abbiamo deciso di prendere la machina e guidare fino a Caerphilly, a nord di Cardiff, per vedere il suo castello fiabesco.

Caerphilly_Castle

Caerphilly, con i suoi 12 ettari, è il castello più grande del Galles e il secondo in Gran Bretagna dopo il castello di Windsor. La sua costruzione, terminata nella seconda metà del XIII sec, faceva parte della campagna di conquista del Galles da parte degli Anglo-Normanni che portò alla costruzione di possenti fortificazioni in tutto il Paese.

Nel XII sec. La famiglia de Clare ottenne delle terre nella contea Gallese di Glamorgan e il barone Gilbert de Clare, nonostante l’opposizione del principe gallese Llywelyn ap Gruffudd e della popolazione locale, promosse la costruzione di questo imponente castello.

Parzialmente distrutto durante la guerra civile inglese nel XVII sec., venne acquistato dalla famiglia dei marchesi di Bute nel secolo successivo, e gradualmente restaurato.

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Circondato da un ampio fossato colmo d’acqua che si divide in una sistema di laghetti, il castello visto dall’alto sembrerebbe costruito su un’isolotto – probabilmente Gilbert de Clare s’inspirò al castello di Kenilnworth, del quale purtroppo restano solo rovine.

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Il castello è dotato di pannelli informativi, video e di uno schermo interattivo. Troverete  la maggior parte delle informazioni principalmente all’ingresso. La visita, tra scale a chiocciola nelle torri e stanze più o meno ampie, lascia ampio spazio all’immaginazione del visitatore.

Dopo una breve visita al centro d’informazione turistica di Visit Caerphilly e un delizioso pancake al cioccolato da Glanmor’s, ci siamo diretti a sud-ovest, verso i Dyffryn Gardens.

La tenuta è famosa per i suoi giardini che Visit Britain annovera tra i migliori 100 giardini del Regno Unito. Essendo andati nel periodo invernale non abbiamo avuto modo di ammirare pienamente la varietà della vegetazione e i suoi colori, ma ci siamo goduti una visita all’interno della casa, parzialmente in ristrutturazione, e un percorso tra i vari giardini.

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La storia di questa tenuta è molto antica, ma verrà concepita e progettata per come la vediamo adesso solo nel 1891 dall’architetto Thomas Mawson, sotto la supervisione del proprietario John Cory. Erede di John fu il figlio Reginald, esponente della Royal Horticultural Society  e collezionista di piante da tutto il mondo. Al momento la proprietà è del Vale of Glamorgan Council, quindi regionale, ma è stata concessa in gestione per 50 anni alla National Trust nel 2013.

Non contenti di aver visitato due attrazioni, ci siamo diretti verso la costa in direzione Barry Island.

Siamo stati accolti da una cittadina assopita, con poca gente per strada e saracinesche abbassate. Dirigendoci verso l’isola, o meglio la penisola, perché Barry Island cessò di essere un’isola nel 1880, abbiamo incontrato più gente, ma certamente poca in confronto con l’afflusso estivo.

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Padroneggia Barry Island, Whitmore Bay, una classica spiaggia inglese sul cui lungomare sabbioso si susseguono sale giochi, giostre, gelaterie e rivenditori di fish & chips.

Nonostante il freddo pungente (0 gradi, mica poco per una siciliana di costa come me) e il vento, abbiamo percorso tutta la baia fino a Friars Point. Da lì, abbiamo poi continuato la nostra passeggiata dal lato di Watch House Bay, probabilmente meno popolare in quanto non attrezzata, ergo più affascinante.

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Dopo aver dato omaggio alla cultura culinaria inglese con un bel fish & chips alla luce del tramonto, siamo tornati a Cardiff, piuttosto stanchi aggiungerei, ma pronti per affrontare un’altra giornata all’insegna del turismo il giorno seguente.

Passeggiata a Watlington Hill

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Finalmente sembra che la primavera abbia voglia di far capolino anche nelle fredde e buie giornate del sud dell’Inghilterra. La coltre di nubi che solitamente copre il cielo inglese stamattina ha lasciato spazio a scorci di cielo limpido. Come non approfittare e fare una passeggiata nel verde?

Così ci siamo diretti a Christmas Common, un paesino nel sud-est dell’Oxfordshire lungo le Chiltern Hills.

Dopo aver parcheggiato la macchina, e aver fatto conoscenza di due docili asinelli che si dilettavano al sole vicino al parcheggio, abbiamo iniziato la nostra passeggiata – potete trovare il percorso qui, noi abbiamo fatto la walk 2 e poi la 1.

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Lungo il cammino, vedrete molti alberi di tasso, riconoscibili dalla corteccia bruno rosata e dalle foglie lineari che in lontananza sembrano aghiformi. Attenzione perché rami, foglie e semi sono velenosi – anche per l’uomo- contengono infatti un principio attivo chiamato tassina e che ha effetto  narcotico e paralizzante sull’uomo e su molti animali domestici.

Grazie alla loro resistenza ed elasticità, anticamente i tassi venivano usati per fabbricare archi. Il più antico esemplare è datato 450,000 anni fa.

 

Ad un certo punto del percorso, dopo uno dei vari kissing gate tipici delle campagne inglese, vi troverete di fronte ad una collina erbosa. Giusti in cima, si può godere di un rilassante panorama della Watlington Hill, con a destra un bosco di tasso, riconoscibile dalle fronde verde scuro, e di uno scorcio dell’Oxfordshire con Didcot in lontananza, sulla sinistra.

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Nonostante il panorama mozzafiato, non abbiamo potuto vedere ed ammirare la varietà floreale descritta nel percorso. Pare infatti che recandosi in primavera ci si imbatta in un campi fioriti che attirano specie anche rare farfalle e api, e anche in alberi di ciliegio dai caratteristici fiori bianchi. Niente di tutto questo in inverno, ma febbraio, per fortuna,  ci ha regalato qualche bucaneve e del muschio dal verde acceso.

Dopo un breve percorso in un bosco di faggi, siamo tornati al punto di partenza. Siccome la passeggiata è stata abbastanza breve e ancora il cielo sembrava ancora clemente, abbiamo deciso di seguire il percorso della walk 1 imboccando una stradina a sinistra della cassetta delle lettere di Christmas Common.

Alla prima biforcazione abbiamo seguito una viuzza a sinistra di un’abitazione e ci siamo ritrovati nuovamente in un bosco di faggi, querce e tassi.

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Verso la fine di questo secondo percorso, caratterizzato da vari punti scivolosi e fangosi, abbiamo avvistato un branco di cervi oltre una rete. Purtroppo mentre avanzavamo cercando di fare meno rumore possibile e al contempo di non scivolare nel fango, siamo stati avvistati (ovviamente) e il branco ha iniziato ad allontanarsi all’orizzonte.

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Non si nota bene dalla foto ma uno dei due esemplari a desta era un maschio. Salta all’occhio invece l’esemplare albino.

Insomma una bella passeggiata per interrompere la monotonia cittadina. Consiglio di visitare il sito delle Chiltern Hills per maggiori informazioni su questo e tanti altri percorsi.

 

 

Sabato oxfordiano – Torpids

Certi giorni l’università di Oxford offre piccoli scorci emozionanti della vita studentesca anche agli occhi di chi non frequenta il prestigioso Ateneo. É questo certamente il caso delle Degree Ceremonies allo Sheldonian Theatre, periodo in cui l’ignaro passante puó facilmente imbattersi in gruppi di studenti con indosso il classico abbigliamento accademico. Ma forse altri aspetti della vita accademica di Oxford sono meno noti, almeno nel nostro paese. Ad esempio il ruolo di rilievo che ricopre uno sport come il canottaggio.

Seguitissima nel Regno Unito è infatti la sfida tra Oxford e Cambridge, conosciuta come The Boat Race che si tiene ogni anno a fine marzo/ inizi Aprile! Ma non è mia intenzione parlare di questo grande – in UK- evento sportivo, ma di una gara leggermente meno famosa che si tiene qui ad Oxford e che vede gareggiare i college tra loro: Torpids.

È una delle bumping race annuali – l’altra si chiama Summer Eights– in cui i college si sfidano a chi riesce a toccare l’imbarcazione avversaria, in modo da prendere il suo posto in classifica e magari diventare The Head of the River – da qui il nome del pub vicino a Folly Bridge. Non è così semplice e veloce come sembra perché la classifica rimane cristallizzata per l’anno seguente, quindi se si è a fine classica dovranno passare un bel po di anni prima di poter salire dato. La sfida annuale  infatti dura solo 4 gg con una gara al giorno e si può solo cercare di sbattere e quindi invertire la propria postazione solo con la barca di fronte.

Insomma, queste dovrebbero essere le regole sommarie, ecco. Così sabato con la scusa di Torpids siamo andati verso Christ Church Meadow a vedere parte della sfida. Lungo il cammino, sulla destra, uno scorcio di Christ Church college da favola!

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Incantevole! In realtà la giornata è stata anche molto clemente con noi. Siamo arrivati alle boathouses sulle rive del Tamigi e il sole splendeva sui muri bianchi quasi sfrontatamente, anche se il suo calore stentava a farsi notare.

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20170304_140753Ecco sventolare su ogni boathouse lo stemma del college di riferimento. Eppure qualche nuvola minacciosa s’inizia ad intravedere.

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Noi per fortuna ci siamo salvati, ma dopo qualche ora da quando siamo andati via ha piovuto di brutto.

Abbiamo visto solo le gare dell’1:30pm (Women’s Division IV) e delle 2pm (Men’s Division IV).

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Purtroppo non abbiamo visto le squadre migliori che avrebbero giocato alle 5pm, ma ne è valsa la pena lo stesso. Di fronte alle boathouses vedi gli atleti in tensione prima della gara, altri festeggiare chi con champagne (più probabile vino frizzante forse) chi con cioccolatini – con occhi lucidi dopo un probabile periodo di dieta in vista della gara… Insomma si respira un po di adrenalina. Ma non troppa, almeno non nelle due orette in cui passeggiavamo davanti alle boathouses. Insomma, bell’atmosfera. Forse inaspettatamente potrei pensare di vedere anche Summer Eights! Vedremo.

Passeggiate ad Oxford

Cosa fare ad Oxford quando ci sono 3°C? Beh, se il sole timidamente fa capolino tra le nuvole e pensate che il cielo stia per schiarirsi, vi consiglierei di considerare una bella passeggiata lungo qualche public path dell’Oxfordshire.

Così stamane, zaino in spalla e trekking shoes ai piedi, ci siamo incamminati verso Marston.

Abbiamo percorso quasi 12km in circa tre ore. Dirigendoci verso gli University Parks abbiamo seguito per molti tratti il corso del fiume. Il cielo azzurrro e gli specchi d’acqua lungo il cammino hanno impreziosito qualche mio scatto.

Già da St Clements era possibile scorgere un manto di ghiaccio adagiato sulla collina di South Park. Ottimo preludio degli scorci che avremmo visto durante la passeggiata.
Abbiamo costeggiato gli University Parks e attraversato un percorso a me pittosto familiare che solevo fare ogni mattina in bici. Nonostante fossimo nella stessa area, trovandomici in altre circostanze e soprattutto arrivando da un altro punto del parco, ho quasi faticato a riconoscere quel paesaggio. Strano come un luogo familiare posso acquistare una luce nuova in circostanze diverse. E come sia bello soffermarsi su particolari che prima ti sarebbero sfuggiti.

La coltre di ghiaccio copriva quasi ogni cosa che si era ancora sottratta alla luce del sole. 

Foglie impreziosite dal candore dei cristalli di ghiacci giacevano lungo i lati di gran parte delle strade che abbiamo seguito.

Sembravano quasi rare gemme quando le si faceva brillare sotto la fioca luce del sole di gennaio.

Siamo ritornati in centro da Marston Road, in tempo per un bel pasto caldo e incantati dalle bellezze offerte dalla natura. Non male come inizio del nuovo anno.