Sri Lanka – giorno 4

25 aprile 2018

Come ogni giorno dall’inizio del viaggio, abbiamo cominciato la nostra giornata con una bella colazione assortita. È ormai assodato che i pasti saranno solo due: colazione e cena. Per pranzo siamo sempre in giro, fa anche molto caldo e non abbiamo realmente fame, uno snack va benissimo, quindi siamo lieti di concederci un’abbondante colazione.

Di ritorno verso le nostre camere, lungo il viale alberato, ci fermiamo ad osservare uno dei molti alberi di anacardo. Maestosi si ergevano lungo il vialetto che conduceva alle nostre camere. I rami tendevano in varie direzioni e al termini di alcuni di questi rami vi era un frutto giallo, come una mela o un pomodoro oblungo e a testa in giù e al posto del picciolo un altro frutto dal guscio verde ed arcuato, l’anacardo.

A pochi passi da noi, una dipendente dell’albergo nota la nostra curiosità e ci porta dei frutti da assaggiare. Purtroppo non gli anacardi come speravamo, ma il primo dei frutti che ho descritto quello giallo, che poi ho scoperto chiamarsi mela di acagiú. Dal sapore aspro e poco gradevole, questo frutto non ha accolto i nostri apprezzamenti a dir il vero. Quindi non contenti, abbiamo raccolto un anacardo cercando di aprirlo. Uno di noi, ha avuto la felice idea di provare ad aprirlo con calma in camera, magari usando i denti. è stata un’operazione poco felice, Dopo qualche tentativo, il nostro “eroe” ha avvertito qualche pizzicore nella bocca e ha smesso di provare. Wikipedia ci ha poi informato che il guscio dell’anacardo è velenoso e provoca irritazioni cutanee.

Bene, abbiamo cercato di fare il possibile per calmare il fastidio, e già qualche segno sulla pelle s’iniziava a intravedere e di corsa abbiamo preparato le valigia per lasciare l’hotel.

Lungo il tragitto verso Kandy, Chami si è fermato in uno Spice Garden. È stata una sorpresa per noi, perché non era incluso nel nostro itinerario, ma io amo le piante, quindi fermarsi un bel giardino mi è sembrata più che una buona idea. La nostra guida, che ovviamente ci è stata presentata come un amico di Chami, ha iniziato il tour mostrandoci una pianta di vaniglia, e così via, ci siamo fermati di fronte a varie piante – cacao, tè, curcuma, cannella, pepe, caffè, aloe vera, noce moscata ecc..

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Eravamo tutti più che entusiasti della visita. Col senno di poi devo ammettere che nostante avessimo avuto dei segni di allarme, ci siamo lasciati volentieri incantare dalla sua arte oratoria, e nonostante non volessimo necessariamente comprare nel negozio – tappa finale del tour ovviamente- alla fine ognuno di noi ha portato a casa qualcosa. È stato piuttosto spiacevole rendersi conto di quanto i prodotti acquistati non fossero minimamente all’altezza delle aspettative. Oserei dire che si è trattato di puro inganno dato che alcune creme avevano addirittura un altro odore da quelle che avevano annusato durante il tour. Una vera e propria fregatura da turisti inesperti, che non riesco ancora a perdonarmi. C’erano tutti i presupposti per capire che non bisognava fidarsi, eppure alla fine abbiamo ceduto. Per fortuna il tour è stato piacevole e cerco di ripetermi che è come se avessimo pagato un biglietto d’ingresso in un qualsiasi giardino qui in Inghilterra. Amen.

Eppure quando siamo risaliti sul van eravamo tuti contenti della nostra esperienza e dei nostri acquisti – non è forse questo ciò che conta di più? Così Chami ci ha proposto un’altra fermata in cio’ che ha definito uno jewellery museum. Nessuno di noi era realmente convinto di volerci andare, ma non sapendo l’opinione degli altri allla fine abbiamo tutti acconsentito. L’esperienza è stata più che mediocre, ma fortunatamente non ha comportato nessun acquisto. Ci hanno chiuso in una stanzetta a guardare un video sulle miniere in Sri Lanka e sul metodo di estrazione locale di estrazione dei minerali, per poi essere accompagnati in ciò che per loro era un museo delle pietre – una stanza con pietre allo stato sia grezzo che lavorate. Infine siamo stati accompagnati in negozio. Ovviamente. Dopo aver guardato qualche vetrina mentre eravamo braccati dai commessi che cercavano di venderci qualcosa, siamo andati via, scontenti dell’esperienza.

Finalmente arriviamo nell’affollata Kandy ed entriamo al Tempio del dente, il luogo di culto buddista più importante in Sri Lanka. Come il nome stesso suggerisce il tempio custodisce un dente del Buddha giunto nel medesimo luogo nel sesto secolo dopo varie peregrinazioni in India e Sri Lanka. Purtroppo non rimane nulla del tempio costruito nel XVIII secolo e distrutto da una bomba del 1998. L’atto terroristico porta la pesante firma dell’LTTE (Liberation Tigers of Tamil Elam), un gruppo militante fondato nel 1976 che portò alla a sanguinose guerre civile, l’ultima delle quali finì nel 2002.

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DSC_0102Bella Sidney Woolf, sorella del marito di Virgina Woolf, Leonard ha lasciato una testimoniaza su questa reliquia, all’epoca visibile al pubblico. Secondo la sua testimonianza il dente conservato è almeno 7 centimetri di lunghezza, quindi impossibile sia appartenuto ad un essere umano. Qualsiasi sia la verità su questo oggetto, resta comunque un elemento di forte devozione per il popolo buddista.

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All’interno del tempio si trova anche un museo dedicato all’elefante Raja, un elefante che ha ricoperto un ruolo di spicco in un’importante processione locale per una cinquantina d’anni. Era così amato dalla popolazione che alla sua morte venne dichiarato lutto nazionale. Nel museo si conserva il corpo impagliato di Raja.

Dopo una passeggiata intorno al lago di Kandy, abbiamo infine assistito ad uno spettacolo di danza tradizionale.

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Sri Lanka – giorno 2

23 aprile 2018

La scottatura di ieri si è fatta sentire ancor di più stamane, regalandoci  una pelle indolenzita di color aragosta. Siamo tutti, o quasi, vittime indiscutibili dello snorkeling del giorno prima a Pigeon Island.

Dopo un’abbondante colazione, che però includeva paste del giorno prima, abbiamo lasciato il Pigeon Island Resort e ci siamo diretti verso il nuovo hotel a Dambulla. Il nuovo albergo, Thilanka Resort and Spa, nonostante sia in ristrutturazione ci ha piacevolmente sorpresi con un’ottima accoglienza:  un fresco succo d’arancia verde (buonissimo) e delle mini asciugamani fresche, proprio quello che ci voleva.

Dopo aver sistemato le valige in camera, Chami ci ha accompagnati al villaggio di Habarana, dove ci atendeva un tour speciale al villaggio vicino di Hiriwadunna.

 

Abbiamo cambiato giusto un paio di mezzi durante quest’esperienza: prima un carro  trainato da buoi, poi una canoa per attraversare il lago Hiriwadunna, ed infine il mezzo di trasport d’eccellenza qui in Sri lanka: il tuc tuc. Dopo aver attraversato il lago in canoa, siamo stati accolti in una piccola capanna da una signora dalle sue due figlie graziosamente vestite a fiori.

La signora aveva cucinato per noi un delizioso pranzetto. Prima di tutto ci ha mostrato come preparare la sambol (cocco macinato con peperoncino, lime, sale, pomodoro e cipolla), e poi ha adagiato sul tavolo due file di scodelle con salse al curry, riso, e altre leccornie. Abbiamo mangiato alla maniera tradizionale: con una foglia di banano come piatto e senza posate, usando le dita. Tutto squisito, anche se continuavo a chiedermi quanto di autentico ci fosse in queste graziosissima messa in scena della cultura locale srilankese.

Dopo aver bevuto dell’acqua -rigorosamente imbottigliata- da mezzelune di cocco, abbiamo assistito a come si prepara il riso dalla materia prima, a come si macina la farina per preparare i roti e infine come s’intrecciano le palme che si vedono su molte case come soffitti o separé. Infine siamo tornati alla punto di partenza in tuc tuc.

Seconda tappa della giornata: Cave temple.

La storia narra che intorno all’anno 100 A.C. il re Vattagamini venne sconfitto da invasori tamil e dovette nascondersi per 14 anni, trovando rifugio in delle grotte. Quando riuscì a tornare al potere fece costruire in quelle stesse grotte dei templi per ringraziare gli dei.

Anche il re Nissankamalla, detto il glorioso, duecento anni dopo continuò il lavoro inziato dal suo predecessore, arricchendo le grotte con sontuose decorazioni, e così fecero anche altri sovrani che gli succedettero fino al XVIII secolo.

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Si giunge alle grotte salendo una lunga scalinata e, lasciati i calzari, si entra nel tempio a piedi nudi.

Sono 5 le cave e, eccetto la prima, sono tutte alquanto spaziose e fresche. Nella prima grotta si trova un buddha dormiente con gomiti dorati, spesso coperti da dei panni. La statua è lunga 14 metri; la seconda grotta è forse la più spettacolare del complesso, con molteplici statue del Buddha e anche di Vatttagamini e di Nissankamalla;l a terza grotta raccolgie gli affreschi in miglior stato della struttura; la quarta è piuttosto piccola e la quinta è la più moderna.

Usciti dal tempio, lungo la discesa verso il golden temple, si può ammirare un panorama mozzafiato e vedere anche in lontananza il profilo dell’antico palazzo di Sigirya, patrimonio mondiale dell’umanità.

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Il golden temple non ci ha suscitato grandi emozioni, in realtà l’imponenza della statua è visibile anche da lontano. Forse sarà stata la lunga discesa e il dover tornare al punto di partenza.

Ultima attività della giornata: visita del Popham Arboretum.

Fondato da Sam Popham, un botanico esperto in arbusti, nel 1963 l’arboretum consta di 36 acri e quasi 300 specie di piante ed alberi.

Noi l’abbiamo visitato in tarda serata nella speranza di vedere la fauna che si è spontaneamente adattata all’ambiente, come lemuri, tragulidi e pangolini. Noi abbiamo visto solo i primi due e qualche uccello appollaiato su un albero. È stata un’esperienza interessante: camminare in fila al buio nella foresta, in silenzio. Si sentiva solo il rumore delle nostre scarpe sul selciato o sulle fronde e la voce della guida “Come, Come!”.

Forse per l’estrema stanchezza, forse anche perché gli animali erano spesso lontani, non siamo rimasti propriamente soddisfatti. Una visita diurna ci avrebbe permesso di vedere la flora almeno, nonostante in quel caso sarebbe stato quasi impossibile vedere i lemuri.

Dopo la visita abbiamo fatto una chiacchierata con il signor Amarasinghe, che dopo Popham si è preso  carico del progetto. Ci ha mostrato varie foto della flora e della fauna del luogo. Forse è stata la parte più bella della nostra visita: conoscere chi porta avanti l’arboretum con passione, nonostante qualche difficoltà dovuta al continuo espandersi della città di Dambulla.

l progetto è molto affascinante, la vegetazione è quasi completamente spontanea, l’unico intervento umano riguarda la rimozione di piante infestanti. Un piccolo paradiso naturale per preservare flora e fauna del luogo.

Sri Lanka – giorno 1

22 aprile 2018

Oggi è in realtà il primo vero giorno del nostro viaggio in Sri Lanka.

Siamo arrivati qualche giorno fa a dir il vero, e abbiamo alloggiato al Letwing Lagoon per due giorni in occasione del matrimonio di un’amica. Il giorno seguente, dopo un’ultima nuotata nella piscina dell’hotel (di ben 100 metri!), abbiamo incontrato Chami, il nostro autista/guida, che ci ha portati da Negombo a Trincomalee, ovvero dall’altra parte dell’isola.

L’hotel dove alloggiamo è carino- ovviamente non raggiunge gli standard di quello di Negombo, ma si è rivelato una perfetta base d’appoggio per due notti. Ieri sera abbiamo anche cenato in hotel. Finalmente una cena a base di pesce fresco, anche se un po’ troppo cotto. Ma dato che ci era capitato anche altre volte, pensiamo possa essere il modo in cui il pesce viene servito qui in Sri Lanka.

Siamo davvero carichi stamattina: oggi inizia davvero la nostra avventura.

Nonostante qualche spiacevole sorpresa – secondo l’agenzia la prima escursione non era inclusa nel nostro pacchetto- la giornata è stata più che piacevole.

Alle 8 del mattino siamo andati a Pigeon Island, a soli pochi minuti in barca dall’hotel.

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Era da qualche anno ormai che non mi capitava di rilassarmi così tanto in mare. Ormai quando torno in Sicilia, avendo pochi giorni a disposizione, andare al mare è diventato un impegno marginale rispetto allo stare con famiglia e amici. Eppure vivendo in una città i cui colori predominanti sono il grigio biancastro del cielo nuvoloso,  il verde brillante dei prati rigogliosi e il giallo ocra degli edifici medievali di Oxford, il blu è proprio un colore di cui si sente la mancanza. E oggi eravamo circondati da varie tonalità di blu, tra cielo e mare.

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Sabbia bianca e parzialmente ricoperta da frammenti di coralli, vegetazione rigogliosa e acqua trasparente. Cosa si può chiedere di più?

Inoltre basta prendere maschera, pinne e boccaglio per scoprire dei fondali incantevoli abitati da coralli, pesci tropicali, stelle marine, squaletti (niente di pericoloso, tranquilli) e tartarughe marine (ma noi non siamo stati abbastanza fortunati da vedere queste ultime).

Siamo rimasti a nuotare per tutta la mattina e purtroppo nonostante avessimo messo abbondante crema protezione 50 al rientro in hotel abbiamo appreso a nostre spese che il sole qui picchia davvero.

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Nel pomeriggio, cambio di programma rispetto all’itinerario: giro a Trinco.

La cittadina è sempre stata famosa per il suo porto dalle acque profonde ma negli ultimi anni il suo nome è rimasto legato alla guerra civile che ha turbato il Paese negli anni ’80. Si trovava infatti vicino alla roccaforte dei ribelli e assistette inerme al crescere delle tensioni tra le comunità locali: tamil, mussulmana e singalese.

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La nostra visita pomeridiana si è limitata a Fort Frederick, situato sulla penisola che divide Back Bay da Dutch Bay. Il forte, tuttora in uso, venne originariamente costruito dai portoghesi nel 1623, e da allora passò nelle mani delle varie potenze straniere che colonizzarono l’isola: dagli olandesi agli inglesi, ai francesi, persino ai giapponesi durante la seconda guerra mondiale.

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Abbiamo percorso la strada lungo il forte a piedi, quasi seguendo una processione di abiti dalle stoffe colorate che danzavano al ritmo della brezza marina.

Erano per lo piu famiglie. Alcune di loro ci hanno fermato sorridenti e direi incuriositi, per chiederci da dove venivamo e per avere una foto con noi. Soprattutto i bambini erano quasi incantati da noi e curiosi allo stesso tempo. Un gruppo si è proprio fermato a parlare con noi, un ragazzino faceva da interprete e alla fine ci ha anche fatto un gioco di magia.

Lungo il percorso verso il tempio noterete una costruzione coloniale, la Wellesley Lodge chiamata così per il duca di Wellington, Arthur Wellealey, che visse lì nel 1800.

Alla fine della penisola vi troverete sulla roccia Swami ove sorge il coloratissimo tempio induista di Koneswaram Kovil.

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Questa visita fuori programma si è rivelata davvero piacevole e al ritorno, Chami ci ha fatto trovare una sorpresa: due buste di medu vada (ulundu vadai in tamil), ciambelle fritte di dahl (lenticchie rosse decorticate), peperoncino e coriandolo.

Abbiamo pranzato in un ristorante indiano, da prezzi molto più ragionevoli degli hotel in cui avevamo cenato nei giorni precedenti, e siamo tornati in hotel, ancora leggermente frastornati dal sole.

Il Galles: un castello, dei giardini, e finalmente il mare.

Ieri mattina siamo stati insolitamente svegliati da raggi del sole che s’insinuavano tra le tapparelle. È sempre piacevole quando riesci a vedere il colore azzurro del cielo durante l’inverno inglese, e ancora più piacevole quando succede nel weekend in cui hai programmato un viaggetto. Questa per noi era la volta di Cardiff.

A dir il vero, nonostante fossimo già a Cardiff in mattinata, abbiamo deciso di prendere la machina e guidare fino a Caerphilly, a nord di Cardiff, per vedere il suo castello fiabesco.

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Caerphilly, con i suoi 12 ettari, è il castello più grande del Galles e il secondo in Gran Bretagna dopo il castello di Windsor. La sua costruzione, terminata nella seconda metà del XIII sec, faceva parte della campagna di conquista del Galles da parte degli Anglo-Normanni che portò alla costruzione di possenti fortificazioni in tutto il Paese.

Nel XII sec. La famiglia de Clare ottenne delle terre nella contea Gallese di Glamorgan e il barone Gilbert de Clare, nonostante l’opposizione del principe gallese Llywelyn ap Gruffudd e della popolazione locale, promosse la costruzione di questo imponente castello.

Parzialmente distrutto durante la guerra civile inglese nel XVII sec., venne acquistato dalla famiglia dei marchesi di Bute nel secolo successivo, e gradualmente restaurato.

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Circondato da un ampio fossato colmo d’acqua che si divide in una sistema di laghetti, il castello visto dall’alto sembrerebbe costruito su un’isolotto – probabilmente Gilbert de Clare s’inspirò al castello di Kenilnworth, del quale purtroppo restano solo rovine.

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Il castello è dotato di pannelli informativi, video e di uno schermo interattivo. Troverete  la maggior parte delle informazioni principalmente all’ingresso. La visita, tra scale a chiocciola nelle torri e stanze più o meno ampie, lascia ampio spazio all’immaginazione del visitatore.

Dopo una breve visita al centro d’informazione turistica di Visit Caerphilly e un delizioso pancake al cioccolato da Glanmor’s, ci siamo diretti a sud-ovest, verso i Dyffryn Gardens.

La tenuta è famosa per i suoi giardini che Visit Britain annovera tra i migliori 100 giardini del Regno Unito. Essendo andati nel periodo invernale non abbiamo avuto modo di ammirare pienamente la varietà della vegetazione e i suoi colori, ma ci siamo goduti una visita all’interno della casa, parzialmente in ristrutturazione, e un percorso tra i vari giardini.

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La storia di questa tenuta è molto antica, ma verrà concepita e progettata per come la vediamo adesso solo nel 1891 dall’architetto Thomas Mawson, sotto la supervisione del proprietario John Cory. Erede di John fu il figlio Reginald, esponente della Royal Horticultural Society  e collezionista di piante da tutto il mondo. Al momento la proprietà è del Vale of Glamorgan Council, quindi regionale, ma è stata concessa in gestione per 50 anni alla National Trust nel 2013.

Non contenti di aver visitato due attrazioni, ci siamo diretti verso la costa in direzione Barry Island.

Siamo stati accolti da una cittadina assopita, con poca gente per strada e saracinesche abbassate. Dirigendoci verso l’isola, o meglio la penisola, perché Barry Island cessò di essere un’isola nel 1880, abbiamo incontrato più gente, ma certamente poca in confronto con l’afflusso estivo.

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Padroneggia Barry Island, Whitmore Bay, una classica spiaggia inglese sul cui lungomare sabbioso si susseguono sale giochi, giostre, gelaterie e rivenditori di fish & chips.

Nonostante il freddo pungente (0 gradi, mica poco per una siciliana di costa come me) e il vento, abbiamo percorso tutta la baia fino a Friars Point. Da lì, abbiamo poi continuato la nostra passeggiata dal lato di Watch House Bay, probabilmente meno popolare in quanto non attrezzata, ergo più affascinante.

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Dopo aver dato omaggio alla cultura culinaria inglese con un bel fish & chips alla luce del tramonto, siamo tornati a Cardiff, piuttosto stanchi aggiungerei, ma pronti per affrontare un’altra giornata all’insegna del turismo il giorno seguente.

Alla scoperta di Mucha

 

Mucha è un nome forse poco conosciuto ai più, ma sicuramente  lo stile inconfondibile delle sue stampe lo riconoscerete. Io ricordo vividamente l’immagine de l’Eclat du Jour, della serie Times of the Day (1899), stampata in una pagina di un libro di scuola- forse delle medie. Credo si essere stata principalmente attratta dalla posizione delle braccia e dall’espressione del viso della figura femminile e ricordo che tratteggiai la sua posa ferma e armonica su un foglio di carta.

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Quel disegno fu uno dei primi che mi diede soddisfazione, quindi per me l’idea di visitare il Mucha Museum  durante il mio soggiorno a Praga è stata davvero irresistibile.

Screen Shot 2017-03-24 at 07.37.50Le pareti del museo raccontano la storia dell’artista ceco e di come acquisì fama grazie a Gismonda, il poster che gli fu commissionato per puro caso la notte di S.Stefano del 1894 da Sarah Bernhardt, famosa attrice parigina dell’epoca. L’uso innovativo della forma allungata per i poster gli permise di ritrarre attori e attrici – Sarah in particolare- a figura intera  e di circondarli da decorazioni geometriche e floreali. Entrambi questi accorgimenti contribuirono a sancire il suo immediato successo. Da notare anche  in molte opere il design del testo, chiaramente ispirato ai caratteri della scrittura ebraica.

Le figure femminili rappresentano un tema ricorrente nei lavori di Mucha, così come nell’Art Nouveau in generale. La cosiddetta femme nouvelle venne usata per scopi sia allegorici che decorativi in quanto celebrazione della femminilità come antidoto ad un presente moderno eccessivamente industrializzato, impersonale, e prettamente “maschile”.

I poster di Sarah e le sinuose silhouettes delle modelle incorniciate da decorazioni floreali adornano le pareti di buona parte del museo. Ma l’ultima sezione svela una sensibilità dell’artista alle questioni sociali e politiche del proprio paese d’origine quasi inaspettata.

Lasciata la Moravia, per formarsi a Vienna e a Monaco, Mucha si guadagna la propria fama tra Parigi, Chicago e New York. Gli verrà anche commissionato dall’impero Austro-ungarico  il compito di creare delle decorazioni per l’Exposition Universelle di Parigi del 1900, per cui lo stesso  governo gli finanzierà un viaggio nei Balcani. Proprio durante quel viaggio Mucha maturò l’idea di creare quello che per lui sarebbe stato il proprio capolavoro, la Slovanská epopej– una serie di venti enormi tele che raffigurano la storia delle popolazioni Ceche e Slave – esposta adesso al Veletržní Palace di Praga.

Mucha in queste tele si svela quindi un artista partecipe delle vicissitudini di una popolazione dalla storia molto complessa come quella slava, ne esalta le radici e tradizioni comuni, nonostante le differenze culturali e linguistiche. Anche l’arte diventa dunque un mezzo per unire, e mai dividere.

“The purpose of my work was never to destroy but always to create, to construct bridges, because we must live in the hope that humankind will draw together and that the better we understand each other the easier this will become.”

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 Mucha partecipa anche attivamente come artista alla  storia del proprio paese decorando banconote e francobolli nel 1918-19 in occasione della nascita della Cecoslovacchia. Morirà nel 1939, l’anno dell’occupazione nazista della Cecoslovacchia, a causa di una polmonite, poco dopo essere stato arrestato ed interrogato dalla Gestapo in quanto possibile reazionario nazionalista di origini ebraiche.
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Nonostante la bellezza e la grandezza della sua Slovanská epopej, e il suo impegno nella causa slava, ciò che viene maggiormente ricordato e riconosciuto sono i suoi poster teatrali, i calendari e le pubblicità. Eppure dietro ogni linea, ogni foglia tracciata nelle stampe si nasconde lo spirito di un artista rivoluzionario che ha dedicato la propria vita alla ricerca dell’identità del proprio popolo.

Praga, città d’incanto.

Praga è un sogno. È davvero difficile trovare parole per descrivere i sussulti emotivi che ogni angolo della città può suscitare.

Prima di partire chiesi al mio collega Robert del suo viaggio a Praga. Mi disse: Prague is amazing. Every street you walk along, and every corner, will surprise you with its beauty. There is no more to say.

Ed è proprio la sensazione che ho provato anch’io.

Il panorama di Praga non mostra sfregi dovuti alle guerre mondiali. Sembra proprio che la città sia cresciuta gradualmente nel corso dei secoli riuscendo ad armonizzare le influenze artistiche lasciate in eredità dalle varie epoche storiche.

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Girare per le strade di Praga, significa perdersi tra palazzoni color pastello. Eppure sono tutti edifici diversi l’uno dall’altro, ognuno decorato in maniera distinta ma armonica con il palazzo successivo.

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Gli edifici sembrano pennellate di colori sfumati l’uno nell’altro. Un’armonia incantevole che spicca dal grigiore delle strade. Ma il loro fascino sta anche nei dettagli, perché ogni palazzo è un unicum di bellezza, che cela capitelli, colonne, timpani, archi di ogni stile e armoniose decorazioni. Lungo le strade si trovano anche edifici smaccatamente di epoca comunista, che si ergono rigidi e grigi ornati da bassorilievi imponenti e lineari. E anche edifici molto più moderni.Ma basta alzare gli occhi e si può restare imbambolati, come qui:

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Questa è la facoltà di Pedagogia, per esempio. E qui sotto l’interno di un ufficio postale.

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Una passeggiata lungo il Vltava è imprescindibile per lasciarsi trasportare dall’incanto dei paesaggi di Praga, per notare le guglie fiabesche di palazzi e chiese.

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Non può mancare un accenno al Karlův most, il ponte Carlo – probabilmente uno dei siti più fotografati insieme al castello. Molto trafficato di giorno, regala forti emozioni al calar della sera e, a detta di molti, al sorgere del sole.

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WeeKend in Kent

Poco più di un mesetto fa, Il desiderio di vedere ancora il mare mi ha trascinata nel Kent. Abbiamo scelto un weekend piuttosto richiesto e anche trovare un b&b è stato un piuttosto difficile (airb&b quanto meno impossibile). Alla fine abbiamo optato per una camera notevolmente fiorita (anceh un pò troppo) nella South Wootton House Farmhouse B&B.

Da lì sabato mattina, dopo una bella colazione inglese abbondante, ci siamo spostati verso Canterbury, pronti per visitare la famosa Cattedrale. A dir il vero, con mia grande sorpresa, non ho provato il classico stupore di fronte ad un’opera d’arte cosí immensa. Ne ho obiettivamente riconosciuto la bellezza ma ho avvertito un senso di estraneitá, forse dovuto alla poca conoscenza delle vicessitudini storiche che l’hanno vista protagonista o per lo meno testimone.

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Eppure proprio nella cattedrale avvene un famoso martitio che non posso non citare: Thomas à Becket venne ucciso nel XII secolo in seguito alla sua ostilità nei confronti del ridimensionamento dei poteri ecclesiastici a favore di quelli del sovrano Enrico II.

Dalla storica città di Canterbury, alla tanto agognata costa. Ed eccoci nel pomeriggio al Whitstable Oyster Festival. Profumo di mare finalmente!

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E anche sapore di mare dato che era proprio il festival delle ostriche. Deliziose direi.

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Giornata conclusasi con ottima cena a base di pesce a Canterbury da Chapman’s Seafood Bar & Brasserie. Il giorno seguente siamo andati verso sud, a visitare le imperdibili White Cliff of Dover

Mozzafiato. Dopo una lunga ma piacevole passaggiate nella riserva, siamo saliti di nuovo in macchina per vedere un altro pò di costa. Per fortuna il tempo è stato più che clemente. Ed ecco la spiaggia di Broadstairs:

Finalmente un po d’estate vera anceh in Inghilterra! Proprio una bella cittadina costiera viva, ben attrezzata, turistica ma non eccessivamente e con tanti negozietti carini e bar con tavolini all’aperto. Molto più carina rispetto a Margate, che invece ha molto deluso.

Insomma un meraviglioso weekend tra storia, arte, natura e un tocco di salsedine.

 

Soste nel Peak District

Meno noto ai più, il Peak District fu il primo parco ad essere nominato Parco Nazionale in Gran Bretagna. Era il 1951. Si estende principalmente nella zona nord Derbyshire, ma comprende anche Cheshire, Great Manchester, South Yorkshire e Straffordshire. Per intenderci, insomma.

La partenza da Oxford è avvenuta come da programma, in ritardo. Mai meravigliarsi di questi piccoli imprevisti! Partendo da Oxford, abbiamo percorso in macchina la M40 verso Birmingham per poi immetterci nella M1. Prima sosta: Matloc2015-12-30 15.34.47k.

È affascinante l’atmosfera natalizia che si respira in queste cittadine! Matlock, con le sue vetrine di articoli vintage che si affacciavano sulle viuzze luccicanti per la pioggia: un’atmosfera quasi incantata!

Seconda sosta: Bakewell, famosa per il Bakewell Pudding e la Bakewell Tart (personalmente ho preferito la seconda). Era già buio, quindi dopo una veloce capatina presso il centro d’informazione turistica, siamo andati in cerca di una bakery per 2015-12-30 19.52.56acquistare le due famose prelibatezze del luogo. Poi di corsa verso il b&b, prenotato con airbnb: un piccolo cottage a Charlesworth.

Cena in un pub locale, George & Dragon. Ottima birra e buon cibo, ma sono rimasta principalmente stupita dall’atmosfera calda e accogliente e dalla cura nelle decorazioin natalizie.

Il giorno seguente abbiamo visitato Harthersage per rendere omaggio alla tomba di Little John che si trova nel churchyard della chiesa di St. Michael and All Angels. Il paesino risulta 2015-12-31 12.02.39grazioso, e per arrivare alla chiesa, classico esempio inglese di arte gotica, bisogna percorrere una stradina in salita. Interessante sapere che Charlote Brontë dimorò a Harthersage durante la stesura di Jane Eyre poiché era in visita dall’amica Ellen Nussey, sorella del vicar di St Michael and All Angels, tra l’altro. L’ambientazione del romanzo riecheggia scorci della zona (si vocifera che la North Lees Hall abbia ispiratola Thornfield home del romanzo) e lo stesso cognome Eyre era proprio di una famiglia gentry locale.

Dopo un caldo e gratificante afternoon tea presso Cintra’s Tea Room, ci siamo diretti verso Castleton, famosa per le sue grotte. Tra le tante abbiamo optato per visitare Treak Cliff Cavern. Tour magnifico e questa volta lascio che siano le immagini a parlare!

Per i vicoli genovesi

Il 1.7.2013 mi trovavo a Genova. Dopo quattro mesi in Spagna e due giorni a Trapani il 30.6. 2013 ho preso un volo con destinazione Genova. Causa del viaggio, un esame. Proprio per questo sono partita sprovvista di qualsiasi equipaggiamento da buona turista per dare spazio a libri e appunti. Prima grande assenza: la macchina fotografica, rimpiazzata, per l’occasione dall’immancabile agendina.

Riporto parte di ciò che ho scritto sulla stessa in quei giorni:

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Genova profuma di mare. Te ne accorgi anche solo passeggiando per le sue stradine. E il dolce profumo della salsedine mi risveglia i sensi, soprattutto dopo che, per quattro mesi, ne ero stata lontana. I due giorni a Trapani sono stati come stare in un limbo, chiusa in casa a studiare. Non mi ero nemmeno resa conto di essere tornata in Italia. Adesso sì che inizio a prendere atto del cambiamento.

Mi ritrovo qui a Genova senza altro per registrare il mio passaggio se non un’agendina. Posso registrare anche le immagini solo attraverso la grafite o l’inchiostro e già assoporo i giri che farò domani in compagnia di questi poliedrici strumenti.

Dopo l’esame la prima tappa un classico: l’acquario!

IMPRESSIONI BREVI

Acquario: porzioni di microcosmi affettati e racchiusi in teche di vetro deformanti. Chissà come ci vedono loro, i pesci. Il più simpatico: il pesce trombetta, per l’incanto sprigionato dai suoi occhi, perennemente in attesa di annunciare l’arrivo di qualche blasonato.

Cuccioli di pinguino giocherelloni fanno mostra di sè esibendosi in bagnate piroette e corse subacquee.

Certo, rispetto a quello di Sidney, impressiona meno, soprattutto per varietà e grandezza. Ma resta sempre una delle attrazioni migliori che offre la nostra penisola e non a caso si trova in una città come Genova che per secoli si è contraddistinta per la sua viscerale relazione con il mare.

Impossibile non pensare a come dovesse apparire la città e, soprattutto, il suo porto nel XV e XVI secolo. E proprio sul porto Antico, tra altre imbarcazioni, si staglia il profilo di un galeone, il Neptune, che, nonostante le sue apparenze, venne costruito solo nel 1986 in Tunisia per il film I Pirati di Roman Polanski e poi utilizzato nel 2011 come setting di una miniserie televisiva statunitense sulle avventure di Peter Pan, Neverland. Con uno sfondo simile è impossibile non perdersi in fansticherie sul passato, forse anche più fiabesco che reale.

Il segno della storia di Genova, secondo il mio modesto parere, sono le persone, è la multiculturalità che anima le sue strade. All’occhio di un visitatore Genova accoglie ogni straniero. Nei negozietti chi ti porge il resto può avere mani di ogni colore, dal bianco euroasiatico, al nero senegalese. E non sembrano ghettizzati, ma parte integrante della popolazione locale!Anche se la signora che gestiva l’hotel dove ho trascorso le mie tre notti genovesi mi ha palesato la sua insofferenza nei confronti della politica che permette un’immigrazione a suo parere massiccia, per le strade ho respirato una fresca aria di tolleranza. Non solo per gli immigrati, ma per i disagiati, in generale. Così ho preferito tornare a casa con l’immagine di una Genova che continua ad essere un crocevia di persone, pescatori, commercianti e viaggiatori. Un accogliente crogiolo di culture e tradizioni.

Su un’altra isola…

Abbandonare quest’isola mi lascia sempre un lieve senso di tristezza. Eppure non la sento mai abbastanza mia.

Vengo qui a Pantelleria ormai da 4 anni. Ricordo la prima volta, era un week end di febbraio del 2009 e, da una fredda Bologna, sono sbarcata (nel vero senso del termine, perchè sono arrivata in nave) su una piccola isola dal clima temperato, abbastanza ventosa e, soprattutto, di un verde intenso come pochi luoghi. L’immagine di quei primi giorni è di una terra nera ricoperta da un umido strato di erba colori smeraldo striata da muretti di pietra lavica. Il tutto circondato da un irruento mare color carta da zucchero.

Non so nemmeno più quante volte sono atterrata su queste pietre. Ogni volta, però, resto insoddisfatta, perchè vorrei vivermela pienamente, ma è difficile non essendo una classica turista. Eppure in questo modo è l’isola stessa che, come una giovane amante, si rende preziosa disvelandosi poco a poco e lasciandomi, ogni qual volta io parta, il desiderio di tornare, per fare qualcosa di nuovo o vedere uno scorcio diverso dei suoi innumerevoli panorami mozzafiato.

Arrivare a Pantelleria purtroppo non è semplice e ogni anno i collegamenti possono subire modifiche anche significative.

Quest’anno per chi vuol muoversi via aria è la Darwin Airlines, con aeromobili ATR 72 della malaghegna Helitt ad occuparsi del trasporto aereo, collegando l’isola quotidianamente con tratte attive tutto l’anno (Trapani e Palermo). Nel periodo estivo la stessa compagnia aggiunge la tratta da e per Lugano; Volotea invece si occupa dei collegamenti con Venezia; Blue Panorama Airlines operato da Blu-express con Milano Malpensa e Roma Fiumicino; Travel Fly operato da Mistral Air con Bologna e Orio al Serio; ed infine la nostra compagnia di bandiera, l’Alitalia, con Milano Linate e Roma Fiumicino.Purtroppo, nonostante il nuovo aeroporto inaugurato solo l’anno scorso, non sono stati aggiunti, come invece si vociferava, collegamenti internazionali.

Per chi predilige il trasporto via mare i collegamenti sono solo con Trapani e la scelta è tra la classica nave attiva tutto l’anno della Siremar  con le sue 6 ore circa di navigazione e l’aliscafo, più veloce, solo 3 ore, e ugualmente economico, dell’Ustica Lines.

Rispetto ad altre isole è ben collegata ma, di contro, è lontana ben 145 km circa  in linea d’aria dalla costa trapanese, 108 km da quella mazarese, e solo 73 km circa dalla città tunisina di Kèlibia.

Le bellezze naturali che per fortuna ancora l’adornano sono molteplici. Essendo un’isola vulcanica però, scordatevi spiagge di sabbia, perché vi troverete solo scogli di antichecolate laviche più o meno levigate dalla forza del mare. Un paesaggio da Sturm und Drang ottoDSC_0420 copiacentesco a tinte vivaci, con un’acqua cristallina con sfumature dal blu intenso nello sfondo, al turchese e al verde.

Ma non è solo mare: sauna naturale, lago su un vecchio cratere con fanghi naturali annessi, acque calde, montagna, ecc…È tutta da scoprire.