Sri Lanka – giorno 2

23 aprile 2018

La scottatura di ieri si è fatta sentire ancor di più stamane, regalandoci  una pelle indolenzita di color aragosta. Siamo tutti, o quasi, vittime indiscutibili dello snorkeling del giorno prima a Pigeon Island.

Dopo un’abbondante colazione, che però includeva paste del giorno prima, abbiamo lasciato il Pigeon Island Resort e ci siamo diretti verso il nuovo hotel a Dambulla. Il nuovo albergo, Thilanka Resort and Spa, nonostante sia in ristrutturazione ci ha piacevolmente sorpresi con un’ottima accoglienza:  un fresco succo d’arancia verde (buonissimo) e delle mini asciugamani fresche, proprio quello che ci voleva.

Dopo aver sistemato le valige in camera, Chami ci ha accompagnati al villaggio di Habarana, dove ci atendeva un tour speciale al villaggio vicino di Hiriwadunna.

 

Abbiamo cambiato giusto un paio di mezzi durante quest’esperienza: prima un carro  trainato da buoi, poi una canoa per attraversare il lago Hiriwadunna, ed infine il mezzo di trasport d’eccellenza qui in Sri lanka: il tuc tuc. Dopo aver attraversato il lago in canoa, siamo stati accolti in una piccola capanna da una signora dalle sue due figlie graziosamente vestite a fiori.

La signora aveva cucinato per noi un delizioso pranzetto. Prima di tutto ci ha mostrato come preparare la sambol (cocco macinato con peperoncino, lime, sale, pomodoro e cipolla), e poi ha adagiato sul tavolo due file di scodelle con salse al curry, riso, e altre leccornie. Abbiamo mangiato alla maniera tradizionale: con una foglia di banano come piatto e senza posate, usando le dita. Tutto squisito, anche se continuavo a chiedermi quanto di autentico ci fosse in queste graziosissima messa in scena della cultura locale srilankese.

Dopo aver bevuto dell’acqua -rigorosamente imbottigliata- da mezzelune di cocco, abbiamo assistito a come si prepara il riso dalla materia prima, a come si macina la farina per preparare i roti e infine come s’intrecciano le palme che si vedono su molte case come soffitti o separé. Infine siamo tornati alla punto di partenza in tuc tuc.

Seconda tappa della giornata: Cave temple.

La storia narra che intorno all’anno 100 A.C. il re Vattagamini venne sconfitto da invasori tamil e dovette nascondersi per 14 anni, trovando rifugio in delle grotte. Quando riuscì a tornare al potere fece costruire in quelle stesse grotte dei templi per ringraziare gli dei.

Anche il re Nissankamalla, detto il glorioso, duecento anni dopo continuò il lavoro inziato dal suo predecessore, arricchendo le grotte con sontuose decorazioni, e così fecero anche altri sovrani che gli succedettero fino al XVIII secolo.

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Si giunge alle grotte salendo una lunga scalinata e, lasciati i calzari, si entra nel tempio a piedi nudi.

Sono 5 le cave e, eccetto la prima, sono tutte alquanto spaziose e fresche. Nella prima grotta si trova un buddha dormiente con gomiti dorati, spesso coperti da dei panni. La statua è lunga 14 metri; la seconda grotta è forse la più spettacolare del complesso, con molteplici statue del Buddha e anche di Vatttagamini e di Nissankamalla;l a terza grotta raccolgie gli affreschi in miglior stato della struttura; la quarta è piuttosto piccola e la quinta è la più moderna.

Usciti dal tempio, lungo la discesa verso il golden temple, si può ammirare un panorama mozzafiato e vedere anche in lontananza il profilo dell’antico palazzo di Sigirya, patrimonio mondiale dell’umanità.

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Il golden temple non ci ha suscitato grandi emozioni, in realtà l’imponenza della statua è visibile anche da lontano. Forse sarà stata la lunga discesa e il dover tornare al punto di partenza.

Ultima attività della giornata: visita del Popham Arboretum.

Fondato da Sam Popham, un botanico esperto in arbusti, nel 1963 l’arboretum consta di 36 acri e quasi 300 specie di piante ed alberi.

Noi l’abbiamo visitato in tarda serata nella speranza di vedere la fauna che si è spontaneamente adattata all’ambiente, come lemuri, tragulidi e pangolini. Noi abbiamo visto solo i primi due e qualche uccello appollaiato su un albero. È stata un’esperienza interessante: camminare in fila al buio nella foresta, in silenzio. Si sentiva solo il rumore delle nostre scarpe sul selciato o sulle fronde e la voce della guida “Come, Come!”.

Forse per l’estrema stanchezza, forse anche perché gli animali erano spesso lontani, non siamo rimasti propriamente soddisfatti. Una visita diurna ci avrebbe permesso di vedere la flora almeno, nonostante in quel caso sarebbe stato quasi impossibile vedere i lemuri.

Dopo la visita abbiamo fatto una chiacchierata con il signor Amarasinghe, che dopo Popham si è preso  carico del progetto. Ci ha mostrato varie foto della flora e della fauna del luogo. Forse è stata la parte più bella della nostra visita: conoscere chi porta avanti l’arboretum con passione, nonostante qualche difficoltà dovuta al continuo espandersi della città di Dambulla.

l progetto è molto affascinante, la vegetazione è quasi completamente spontanea, l’unico intervento umano riguarda la rimozione di piante infestanti. Un piccolo paradiso naturale per preservare flora e fauna del luogo.