Alla scoperta di Mucha

 

Mucha è un nome forse poco conosciuto ai più, ma sicuramente  lo stile inconfondibile delle sue stampe lo riconoscerete. Io ricordo vividamente l’immagine de l’Eclat du Jour, della serie Times of the Day (1899), stampata in una pagina di un libro di scuola- forse delle medie. Credo si essere stata principalmente attratta dalla posizione delle braccia e dall’espressione del viso della figura femminile e ricordo che tratteggiai la sua posa ferma e armonica su un foglio di carta.

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Quel disegno fu uno dei primi che mi diede soddisfazione, quindi per me l’idea di visitare il Mucha Museum  durante il mio soggiorno a Praga è stata davvero irresistibile.

Screen Shot 2017-03-24 at 07.37.50Le pareti del museo raccontano la storia dell’artista ceco e di come acquisì fama grazie a Gismonda, il poster che gli fu commissionato per puro caso la notte di S.Stefano del 1894 da Sarah Bernhardt, famosa attrice parigina dell’epoca. L’uso innovativo della forma allungata per i poster gli permise di ritrarre attori e attrici – Sarah in particolare- a figura intera  e di circondarli da decorazioni geometriche e floreali. Entrambi questi accorgimenti contribuirono a sancire il suo immediato successo. Da notare anche  in molte opere il design del testo, chiaramente ispirato ai caratteri della scrittura ebraica.

Le figure femminili rappresentano un tema ricorrente nei lavori di Mucha, così come nell’Art Nouveau in generale. La cosiddetta femme nouvelle venne usata per scopi sia allegorici che decorativi in quanto celebrazione della femminilità come antidoto ad un presente moderno eccessivamente industrializzato, impersonale, e prettamente “maschile”.

I poster di Sarah e le sinuose silhouettes delle modelle incorniciate da decorazioni floreali adornano le pareti di buona parte del museo. Ma l’ultima sezione svela una sensibilità dell’artista alle questioni sociali e politiche del proprio paese d’origine quasi inaspettata.

Lasciata la Moravia, per formarsi a Vienna e a Monaco, Mucha si guadagna la propria fama tra Parigi, Chicago e New York. Gli verrà anche commissionato dall’impero Austro-ungarico  il compito di creare delle decorazioni per l’Exposition Universelle di Parigi del 1900, per cui lo stesso  governo gli finanzierà un viaggio nei Balcani. Proprio durante quel viaggio Mucha maturò l’idea di creare quello che per lui sarebbe stato il proprio capolavoro, la Slovanská epopej– una serie di venti enormi tele che raffigurano la storia delle popolazioni Ceche e Slave – esposta adesso al Veletržní Palace di Praga.

Mucha in queste tele si svela quindi un artista partecipe delle vicissitudini di una popolazione dalla storia molto complessa come quella slava, ne esalta le radici e tradizioni comuni, nonostante le differenze culturali e linguistiche. Anche l’arte diventa dunque un mezzo per unire, e mai dividere.

“The purpose of my work was never to destroy but always to create, to construct bridges, because we must live in the hope that humankind will draw together and that the better we understand each other the easier this will become.”

Alphonse Mucha
 Mucha partecipa anche attivamente come artista alla  storia del proprio paese decorando banconote e francobolli nel 1918-19 in occasione della nascita della Cecoslovacchia. Morirà nel 1939, l’anno dell’occupazione nazista della Cecoslovacchia, a causa di una polmonite, poco dopo essere stato arrestato ed interrogato dalla Gestapo in quanto possibile reazionario nazionalista di origini ebraiche.
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Nonostante la bellezza e la grandezza della sua Slovanská epopej, e il suo impegno nella causa slava, ciò che viene maggiormente ricordato e riconosciuto sono i suoi poster teatrali, i calendari e le pubblicità. Eppure dietro ogni linea, ogni foglia tracciata nelle stampe si nasconde lo spirito di un artista rivoluzionario che ha dedicato la propria vita alla ricerca dell’identità del proprio popolo.